Una definizione di industrie culturali

Alessandro

Questo articolo rappresenta un paragrafo della tesi, in corso di stesura, di Alessandro Zilio, provvisoriamente intitolata “USER GENERATED CONTENT: L’impatto del web 2.0 e della produzione collaborativa sulle industrie culturali.

Puoi collaborare a questo progetto pubblicizzando l’iniziativa o inviando un tuo commento attraverso l’apposita funzione.

Per maggiori dettagli e per l’indice dei contenuti disponibili online, visita la pagina Tesi di questo blog.

****************************************************************

1.1.5.    Una definizione di industrie culturali

L’ampiezza della definizione di “industrie culturali”, dipende, in buona parte, dal significato e dall’ampiezza attribuita al vocabolo “cultura”, di cui sono già state proposte alcune definizioni sub 1.1.1. Ad esempio, se si definisce la cultura, in un’accezione antropologica  ancora più vasta, come “il modo di vivere globale di un popolo distinto o di un altro gruppo sociale[1], è possibile sostenere che tutte le industrie sono industrie culturali, in quanto implicate nella produzione e nel consumo di cultura. Ovviamente un’accezione tanto estesa rischia di cancellare la differenza tra l’industria culturale e le altre. Sembra utile, pertanto, come effettivamente è accaduto nell’ambito degli studi in materia, utilizzare il termine “industrie culturali” in un’accezione molto più ristretta, basata sulle definizioni di prodotto culturale proposte al paragrafo 1.1.1. Seguendo questa impostazione, abitualmente, sono state ricondotte nell’alveo delle industrie culturali quelle istituzioni (solitamente imprese a scopo di lucro, ma anche public company e organizzazioni no-profit) che sono direttamente impegnate nella produzione di testi, così come sono stati definiti in precedenza. In base a tale definizione appare chiaro, pertanto, come tra le industrie culturali debbano essere annoverati a pieno titolo la televisione (anche via cavo e satellite), la radio, il cinema, gli editori di periodici, le case editrici, quelle discografiche, i produttori di performing arts e, infine, l’industria della pubblicità.

Per quanto riguarda il concetto di “testo” esso appare effettivamente utile a ricomprendere in un unico termine i diversi materiali culturali e ad evidenziarne le caratteristiche comuni. Come specifica Hesmondhalgh “tutti i materiali culturali sono testi, nel senso che sono aperti all’interpretazione. Un’automobile, per esempio, ha un valore significante [omissis], tuttavia, lo scopo primario delle automobili non è significare, bensì trasportare. Ciò che definisce un testo è quindi questione di gradi, di equilibrio tra aspetti funzionali e comunicativi. Nei testi (canzoni, narrazioni, performance) la significazione ha peso maggiore rispetto alla funzionalità: essi sono concepiti innanzitutto in vista di uno scopo comunicativo.”[2]

Le industrie culturali sopra citate, in quanto produttrici di testo – nel senso appena specificato – possono essere denominate, seguendo la tassonomia proposta da Hesmondhalgh, industrie culturali centrali.

Attualmente, aggiornando l’elenco alla luce delle importanti novità apportate dall’informatica, dalla digitalizzazione diffusa e dall’espansione di internet, tra queste si devono ricomprendere le seguenti industrie[3]:

  • broadcasting: comprendente ogni forma di industria radio-televisiva, incluse le forme più recenti (tv via cavo, satellitare, digitale);
  • industria cinematografica: comprendente la produzione e la diffusione di film in sala, in video, DVD e altri supporti, nonché la loro messa in onda televisiva;
  • industria dei contenuti veicolati tramite Internet;
  • industria musicale: comprendente, essenzialmente, la registrazione, l’edizione e l’esecuzione dal vivo di musica e altre performance sonore;
  • editoria a stampa ed elettronica: nella quale è ricompresa l’edizione e la distribuzione di libri, CD-ROM, database online, servizi d’informazione, periodici e quotidiani;
  • industria dei videogame;
  • industria della pubblicità e del marketing[4].

Saranno queste le industrie culturali cui si farà riferimento nel corso della presente tesi, in relazione agli effetti provocati al loro interno dall’introduzione delle architetture e dei servizi web 2.0. Sarebbe errato, tuttavia, affermare che non esistano altre tipologie di industrie culturali. Esistono, infatti, importanti realtà che vengono definite “industrie culturali periferiche”, non in relazione a una loro minore importanza, ma in base alla scarsa organizzazione industriale della loro attività o alla focalizzazione sulla scarsità, piuttosto che sull’abbondanza. Tra queste figurano, ad esempio, il teatro, la produzione, l’ esposizione e la vendita di opere d’arte e l’industria della grafica.

Come in ogni definizione di fenomeni complessi, vi sono, infine, parecchi casi-limite, ovvero industrie fortemente collegate alle industrie culturali, ma in cui, solitamente, altre logiche prevalgono sulla creazione di testi culturali, tra cui figurano, ad esempio, lo sport, l’elettronica destinata alla fruizione di contenuti culturali, il software, la moda[5].

A conclusione di questa serie di paragrafi, dedicati alla definizione del concetto di industrie culturali, appare doveroso effettuare alcune ulteriori precisazioni terminologiche riguardanti i concetti di mezzi di comunicazione di massa (mass media) e industria dell’intrattenimento (entertainment). Entrambi, infatti, utilizzati nel loro significato originale, rappresentano solo alcuni aspetti del complesso fenomeno delle industrie culturali. Nel caso dei media si tratta, in particolare, del particolare canale attraverso il quale un testo culturale viene diffuso, mentre in quello dell’entertainment si tratta propriamente di quei testi destinati all’evasione e al tempo libero. Tuttavia tale distinzione non appare, oggi più che mai, così netta, dal momento che, sempre di più, la tipologia e lo stile dei contenuti sono sempre più influenzati dal mezzo[6] e l’intrattenimento costituisce la parte preponderante  delle finalità delle industrie culturali. Pertanto, in questa ricerca, i termini in questione, saranno utilizzati quali sinonimi di industrie culturali, qualora lo specifico argomento lo suggerisca.


[1] Williams 1983, p. 19

[2] Ivi, pag. 14.

[3] Adattamento da Hesmondhalgh 2008, pag. 16.

[4] rispetto ad altre industrie culturali, quella della pubblicità e del marketing registra una maggior valenza funzionale (aumentare la conoscenza di un marchio e stimolare l’acquisto) rispetto alle altre. Tuttavia, anch’essa si basa sulla creazione di testi e richiede il lavoro di ideatori e creativi.

[5] Per un eventuale approfondimento delle industrie culturali periferiche e dei “casi limite”, cfr. ivi, pag. 14-15.

[6] Si ricordi, una volta di più la lezione di McLuhan.

Creative Commons License
USER GENERATED CONTENT: L’impatto del web 2.0 e della produzione collaborativa sulle industrie culturali. by Alessandro Zilio is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.

Segui il link per vedere cosa puoi e cosa non puoi fare con questo testo.

  • Share/Bookmark

Leave a Reply