Il prodotto culturale e la creazione del valore

Alessandro

Questo articolo rappresenta un paragrafo della tesi, in corso di stesura, di Alessandro Zilio, provvisoriamente intitolata “USER GENERATED CONTENT: L’impatto del web 2.0 e della produzione collaborativa sulle industrie culturali.

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1.3.2.      Il prodotto culturale e la creazione del valore

Per processo di creazione del valore, deve intendersi, con Tamma[1], “un processo, costituito di un insieme di attività hard e soft, fondato su risorse materiali e immateriali, al quale partecipa più di un attore, tra i quali necessariamente l’utilizzatore. [omissis] In questo processo il prodotto (di qualsiasi fattispecie) rappresenta il medium di relazione tra gli attori”. Secondo tale approccio, pertanto, l’elemento costitutivo del concetto di prodotto, in generale, e del prodotto culturale, in particolare, non è, pertanto il “contenuto”, bensì il “ruolo” svolto da quest’ultimo[2]. Per quanto riguarda, specificamente, il prodotto culturale, sarà possibile attribuire ad esso una valenza economica “se e solo se” è riscontrabile, nel processo di produzione del valore, l’impiego di risorse da parte di almeno due attori. Altrettanto necessaria è, inoltre, la finalità di soddisfazione di un bisogno da parte del prodotto culturale. Del tutto ininfluenti, sono, invece, la consistenza materiale del prodotto e la natura onerosa dello scambio tra produttore e fruitore[3]. In generale, pertanto, il ruolo assunto dal consumatore nel processo di creazione del valore di un prodotto che soddisfi un suo bisogno, risulta di natura senza dubbio attiva. Per quanto riguarda il prodotto culturale, il ruolo attivo del fruitore, assume un ruolo ancor più rilevante. In prima battuta, infatti, in assenza di fruitori, non vi sarebbe alcun prodotto culturale, poiché verrebbe a mancare la “comunità di riferimento” individuata da Moretti, in assenza della quale un oggetto (inteso anche in senso immateriale) avrebbe un senso soggettivo per il solo suo autore. Ben più di un prodotto destinato alla soddisfazione di una necessità di tipo pratico-utilitaristico, inoltre, nel processo di realizzazione di un prodotto culturale, l’apporto del pubblico-fruitore-consumatore risulta determinante, in quanto esso sarà richiesto e consumato solo qualora incontri i gusti e le aspettative dell’audience, che, in tal modo, ne influenza profondamente le qualità. Nella produzione culturale, pertanto, il pubblico è, contemporaneamente, sia elemento costitutivo del prodotto stesso, sia elemento fondamentale per l’attribuzione a detto prodotto di un determinato valore, secondo uno schema, richiamato, tra gli altri, anche da Rispoli[4], originariamente applicato alla produzione di servizi[5].

È ancora una volta Tamma[6] ad individuare le  “differenze, forse sottili ma non di poco conto, rispetto agli usi più scontati e diffusi del concetto di bene e di bene culturale in chiave economica” del concetto di prodotto culturale proposto in questa sede. Secondo quest’ultimo approccio, infatti “l’esistenza e il valore del prodotto (bene se materiale) si hanno solo in un determinato contesto di relazione; al di fuori di esso si ha un valore solo potenziale, colto forse meglio dal concetto di risorsa”. Ciò significa, in sintesi, che i diversi oggetti culturali assumono la connotazione di specifici prodotti culturali, dotati di  valore economico solo nel momento in cui siano posti in una struttura[7] precisamente delineata, nella quale siano determinati, almeno a livello progettuale,  gli attori, i significati, i bisogni connessi all’uso e/o all’esperienza offerti.[8]


[1] Tamma, 2005, p. 104.

[2] Ibidem.

[3] Ivi, p. 105.

[4] Cfr. Rispoli 2005 (2), p. 7

[5] Tale schema ha portato, tra l’altro, alla coniazione e all’utilizzo del termine servuction e soprattutto, dei concetti di prosumer e prosuming che, già incontrati nell’ambito del par. 1.2.3.¸ saranno più volte ripresi all’interno di questo lavoro.

[6] Tamma 2005, p. 105,106.

[7] Tamma utilizza il termine inglese framework.

[8] Ibidem.

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